et in arcadia ego
Non te ne sei accorto, MR. T.S. ?

In mercoledì funereo di cinerea bellezza
“Rosa della memoria/ Rosa della dimenticanza”
dimentichi Vivienne, spente radici
piccola vita con tuberi secchi,
a Northumberland e London Bridge
sta cadendo sta cadendo sta cadendo…

Ho camminato con piedi di geisha
calzato scarponi, sandali, zoccoli
gradini di polvere e fatiche rubate.

Hanno respinto le mie richieste
di libertà, di diritto allo studio, all’equità
con lettere a destinatario sconosciuto.

Sono stata Elena e Maddalena
pretestuoso vaso di Pandora
adultera con collana di pietre.

Ho lavorato con mani di miele
zolle di fiele e ore salate
operaia, mondina, contadina.

Passato il guado, rimosso il giogo
cambiato con il mio sudore
rinnovato con il mio valore.

Non più diniego, tempo di dispiego.

Siedo ora in prima classe
nel vagone precluso
edifico nidi di rondine
sopra il cornicione
e se scrivo versi
non rubo più il cognome
e non mi firmo George…

Non te ne sei accorto Mr. T.S.?
Non dormiva, stava fingendo,
e sotto la neve della tua terra desolata
sotto i lillà del tuo crudele aprile
sotto il pavimento di lucido parquet
di Miss Slingsby, lei stava crescendo.

E all’ora viola,
da te tanto amata,
ti sopravvive signora uscita dal ritratto.
Di te riecheggia l’eco,
di lei i passi
lungo il corridoio che tu non prendesti,
verso la porta che tu non apristi,
e la memoria
più non rigetta, più non dissecca,
il giardino delle rose.

…e nel mio grembo fiorirà
Rosa nuova, dell’esultanza.
Marina Pratici è nata a Viareggio ( LU ) nel 1961, vive ad Aulla ( MS ) e lavora a La Spezia. Critico letterario, saggista e giornalista, collabora con più testate, con il settimanale regionale “Vita Apuana- Toscana Oggi”, con il periodico “I fiori del male” e cura la rubrica “I Protagonisti” della rivista nazionale di informazione e letteratura “Il Porticciolo”. Consulente editoriale e responsabile della collana di poesia “Il verso giusto” ( SBC Edizioni in Ravenna), ha esteso la prefazione e la recensione critica delle opere di apprezzati autori. Presidente dell’Associazione A.Ge. “Alice e Flavio”, ha promosso significativi eventi di vocazione culturale e sociale ed è stata relatrice in svariati convegni. Membro della Redazione Musical Letteraria del Premio Lunezia, del Cenacolo Artistico Culturale “Roberto Micheloni”, del Circolo Nazionale I.P.L.A.C, e di giuria in nove prestigiosi premi letterari, è consulente artistica del Premio Internazionale “Città di Cattolica” ed ideatrice del Concorso Nazionale “Ho diritto a…”. Appassionata di arte e storia locale, suoi approfondimenti sono conservati nel Museo di San Terenzo Monti( MS ). Sue liriche sono state tradotte in lingua inglese e musicate da Leonardo Rosi, collaboratore di Zucchero Fornaciari, e dal cantautore Alberto Despini. Suoi saggi critici figurano in più antologie del settore. È inserita nella Letteratura Italiana Contemporanea. Ha vinto numerosi concorsi letterari, sia per l’edito che per l’inedito, ed è stata insignita di riconoscimenti ad personam per l’intensa attività di promozione culturale. Ha pubblicato In trina di parole…e bisbigli di rose( Pilgrim Edizioni 2009), raccolta poetica prefata da Giuliano Adorni e Nessuno parli Una Rosa e le Altre ( SBC Edizioni 2010 ), con prefazione di Alessandro Quasimodo, figlio del Premio Nobel Salvatore.  
                                  
Marina Pratici
Nessuno parli
Una Rosa e le Altre
                            
Antonio Coppola  La poesia della Pratici è un colloquio tenero, suadente a non mancare l’impegno all’appuntamento con la Poesia…Marina Pratici forma uno svelto apologo poetico, quasi una effervescenza spirituale della natura; il luogo della riconversione, del recupero dentro un’accezione generazionale antropologica; in queste poesie c’è la tessitura di una leggenda biografica, c’è il consenso di un’oasi di rifugio conclamato da un dramma esistenziale…

Rina Gambini Marina Pratici, con questa sua riuscita e decisamente interessante prova, si immette in un filone lirico per lei abbastanza inconsueto, ma non perde la sua personalità poetica, non rinnega le scelte che fanno unica e individualistica la sua produzione: la discorsività della composizione risolta in musica; la piacevolezza delle immagini, rivestite da un sorriso, anche mesto all’occorrenza, ma frutto della presa di coscienza delle umane debolezze; l’interesse per il mondo che la circonda, che sa divenire poesia…Così come, eludendo le trappole del prosastico, non rinnega le scelte stilistiche che la fanno riconoscere: la ricerca della parola significativa ed al medesimo tempo armoniosa, la rapidità del dettato, i lampi s’espressione immaginativa, i toni ora acuti, ora sommessi, del verso…

Giuliano Lazzarotti Succede talvolta che un Poeta, con la sua sensibilità si inoltri nel Mistero, penetri l’Ineffabile…allora si celebra una magica simbiosi e da questo unicum di anime scaturiscano parole dense di incantamenti…Liriche dolcissime e strazianti, che sembrano voler carezzare, con suadenti parole…Grazie, Poetessa.

Silvano Nuvolone La poesia di Marina Pratici è un’espressione di eleganza e di stile, dove raffinatezza e cultura ben si amalgamano per rendere partecipe il lettore di sentimenti ed emozioni. Una lirica dall’apparenza gentile, ma pungente ed acuta, che riesce a colpire, profondamente…Spero che in molti maledicano i poeti, li maledicano perché cercano le parole che toccano l’anima, e appena sfiorare i nostri sentimenti è più doloroso di un colpo di spada. Tu hai questa dote, Marina. Usala con attenzione.

Alessandro Quasimodo Come le rose, anche queste pagine hanno molti colori…e ciascuno di essi serve a rappresentare un istante di vita, un tratto, un sentimento…Lo strumento che la Poetessa ha scelto per esprimersi è un Verso che definirei “classico”, studiato e sempre perfettamente calcolato al fine di isolare sintagmi essenziali che risaltano e producono un’eco attraverso rimandi fonici di rime e assonanze: un gioco di specchi che permette di perdersi meravigliosamente nel giardino di rose…Sembra di poter leggere nelle poesie di questa Autrice quanto piena sia la sua vita: tutti gli impegni lavorativi, culturali, sociali, familiari…occupazioni che però ogni tanto vengono come sospese per lasciare spazio al silenzio, ad un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio che permetta di ricostruire- e quindi riempire di senso- le tappe di una esistenza ancora breve, ma già costellata di molte soddisfazioni e riconoscimenti pubblici e privati. Tutti meritati, non posso che aggiungere.

Roberto Sarra Ci sono opere che fanno riflettere, altre che procurano il piacere della lettura, altre ancora che stupiscono per la loro originalità lasciandoci così inevitabilmente senza fiato. È il caso di questa splendida opera che con grande enfasi comunicativa, ci prende per mano accompagnandoci lungo l’affascinante percorso tracciato da Marina Pratici che si esprime nella genialità derivante da un appassionante ritorno alla classicità…La raccolta palesa uno straordinario inno all’amore, la sola cosa che conti per la Poetessa di Aulla che esce così allo scoperto per aprire al mondo il proprio cuore intriso di nobile sentimento…

Rodolfo Vettorello Ci sono poesie che si leggono per il puro piacere di cogliere bei significati ed emozioni attraverso la musicalità della costruzione e l’armonia dei singoli versi. Ci sono altre poesie che si sa già dalla prima lettura che resteranno dentro a lungo, forse per sempre. Riconosco alla splendida Poesia ( devo passare alla maiuscola ) di Marina Pratici, una funzione maieutica, quella di aiutare tanti pensieri e tanti sentimenti a venire alla luce. Il dono più grande che viene da una Poesia bella e importante è quello di stimolare chi ami la scrittura a concepire, a sognare, a sperare di produrre anche solo una nuova frase di poesia. 

SBC Edizioni,  Ravenna Aprile 2010



Poesie                                 
Sehnsucht

Nostalgia, nostalgia disarmante,
d’istanti rubati
fissati nel tempo
come farfalle immolate.

Desiderio, desiderio assordante,
di mani ormai note
di occhi che stringono
che non lasciano andare.

Sehnsucht,
è il nome di un uomo
che ti porti dentro,
che non puoi pronunciare
( mi faccio conchiglia, tu sei eco di mare…).

Sehnsucht
è un poco sfumare,
impossibile avere
persuasione d’amare.
Camelia tea                                                        
(A casa di mia madre, all’ora del thè) 
 
In effluvio fruttato, in bisbiglio mielato,
m’accoglie sospirosa la tua porcellana di Sevres
all’ora del thè.
Virgole smaltate le tue labbra, distanti i tuoi baci
come frullio cipriato a merlettare il vuoto.
Nulla è cambiato.
In frammenti di inudibile incanutisce il tempo
inamovibili rose di Velvey sul tuo divano,
inascoltate balbettano le fiamme
ancora imbavagliate dall’immutata grata
che, solida, soffoca scintille e scoppiettii di libertà.
Invano tenta il sole scherzi di agrumata invadenza
sulla tua fronte di infrangibile bisquit.
Interrogativo il tuo volto,
arabescato d’azzurro e d’amaranto,
opalescenze talcate sul tuo collo in laccio di perle,
come ingiallite magnolie, infastidite- un tempo…-
dalle mie dita bambine.
Hanno imparato a farsi immoti i miei pensieri,
trafitti dal confronto con le forcine
del tuo imperturbabile chignon.
Come l’eco di un applauso in un teatro deserto
aleggia tra di noi  il ricordo di mio padre,
impagliato bobolink nella tua gabbia di ritualità.
Costringo il mio corpo in studiata posa,
monocorde la mia voce- dispersi in altre ore
i miei toni acuti che tanto mi sorprendono,
svelandomi…- recito per te la parte della figlia
che non sono, intorbidante comparsa
nella tua trama di inviolabilità,
distonico distacco discordante
in armonico adagio andante.
Solfeggi di camelia come volteggi
di inamidato tutù sul nostro ingrigito disgiunto.
Ormai non cerco più i tuoi occhi,
punti esclamativi sulla mia irriverente dissimilità.
Nulla è cambiato.
Composto anche il vento, all’ora del thè,
dondola pensoso frantumi di invissuto
in zollette zuccherine, in infuso di irrisolto.
Thìqsos a New York

Ha bisbigli metallici
di acidi sonagli,
rauchi riecheggi di latta
in sottofondo di strada distratta,
retrogusto di fango, 
quasi bagliore di mango
ripreso in istante di nero sospeso,
la notte a New York…

In armonica alternanza
d’erranza e lontananza,
danza estenuante l’essenza
in assordanza d’assenza.

Ricompongo il tuo viso,
in frammenti di sorriso
in frantumi di diviso…
“…di nuovo Eros
che spezza le membra mi sconvolge,
dolceamara, invincibile creatura…”

Non è più soft, questo loft,
senza te…

M’invita d’un tratto,
con occhi viola di gatto,
Saffo, sul letto disfatto…
“…e qui vieni, in questo sacro tempio
cui tutt’intorno è un boschetto di meli,
e altari odorosi d’incenso…”

E ha sussurri di giglio
il canto vermiglio del giorno,
a New York…
E mi veste da sposa ora
l’Aurora Signora con dita di rosa…
Come squama argentata
scintilla la mitra ricamata,
riluce in infiorescenza dorata
la terra inghirlandata…
“Qual è la cosa più bella
sulla terra nera?…”

Riscrivo la scena…

In flautata fluttuanza
di vicinanza e ricordanza,
felpato il tuo passo
che sale in solfeggio dal basso,
in volteggio d’aurea discesa
affiora il tuo sguardo di resa,
sfumata la sera, finita l’attesa…
“…una schiera di cavalieri?
Di fanti?Di navi?…”

Svanisce di scatto
come l’ombra viola di un gatto,
Saffo, a New York…
“…ciò che tu ami, io dico”

Ciò che amo sei tu
and now… I love you.
Ultima danza a Linares
(El Monstruo)

Estenua questo sole radente
come il corpo dorato
di una prostituta sapiente…


“Mata, mata toro!”
Movenze ieratiche e lente,
apre Manolete le sue danze.
“Mata, mata toro!”
Incita la plaza l’agonia di un toro.

E la Spagna è un ventaglio nero,
ruotar di picador e banderillas
una moschea bianca nell’azzurro di Siviglia.
E El General è un’ombra rossa
in un volteggio di muleta,
una moneta che cade su un’altra fossa.

“Mata, mata toro!”
Incita la plaza la morte di un uomo.
“Mata, mata toro!”
Ritmo ipnotico, ripetuto e denso,
conclude El Monstruo le sue danze.

E la Spagna è un toreador morente,
infiorate e palos in solfeggio di fandango.
Sorride ancora, Blanca Paloma ardente.
E Francisco è una montagna
di vicoli contorti come una medina.
Mangia il cavallo un’altra pedina.

Ultima danza a Linares.
Non sempre nell’arena
c’è solo sangue di toro.